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Tarocchi – italiano

I tarocchi non servono a scoprire il futuro, ma il proprio inconscio

Intervista a Marianne Costa, scrittrice, poetessa e la principale divulgatrice di una rivoluzione concettuale che ha trasformato il Tarot da strumento divinatorio a macchina immaginativa in grado di portare alla luce le trame insospettabili del nostro istinto, realizzata da Francesco Consiglio sul sito Pangea.

Ogni anno nel mondo vengono stampati centinaia di nuovi mazzi di tarocchi, e milioni di persone li utilizzano per gioco, per divinare la sorte o per conoscersi meglio. La mitologia esoterica che fa erroneamente risalire la loro origine agli antichi Egizi o a popoli vissuti in una fantomatica età dell’oro non ha retto alla verifica storica ed è stata soppiantata da una visione evolutiva e non più cartomantica. Oggi, se volete utilizzare il Tarot per liberarvi dai problemi che vi impediscono di vivere serenamente, scordatevi croci, candele, cianfrusaglie esoteriche e tutte quelle pratiche oracolari impegnate di mistero che lungo il corso di tre secoli sono state utilizzate per leggere il futuro. Scordatevi il futuro, soprattutto, poiché, come scrive Jodorowsky, il regista cileno inventore della tarologia, “il Tarot si può usare per tutto, ma non per prevedere il futuro, perché il cervello tende a ubbidire alle previsioni, e se dici a una persona che ha un po’ di fiducia in te che si romperà una gamba, se la rompe”.

Marianne Costa, scrittrice, poetessa e conferenziera, è la principale divulgatrice di una rivoluzione concettuale che ha trasformato il Tarot da strumento divinatorio a macchina immaginativa in grado di portare alla luce le trame insospettabili del nostro inconscio. La lettura divinatoria delle carte, la vecchia cartomanzia, ha perso il suo richiamo all’opera del μάντις, l’indovino greco, e si è elevata al rango di tarologia, acquisendo il λόγος, pensiero che ha per substrato culturale la saggezza giudeo-cristiana da cui discendono le immagini degli Arcani. Le basi teoriche della tarologia è stata formulate in un saggio di grande successo, scritto da Marianne con Alejandro Jodorowsky: La voie du Tarot.

Recentemente, Marianne è stata protagonista del primo format televisivo italiano sulla tarologia, Cambio pelle ma non te, storie di coppie che cercano di dare nuova linfa alla propria relazione attraverso la lettura del Tarot e la realizzazione simbolica di azioni suggerite da una tecnica di guarigione alternativa e anticonvenzionale: la psicopoesia. Persona di rara gentilezza e disponibile umiltà, Marianne ha accettato di rispondere ad alcune mie domande.

Quando hai capito che il Tarot avrebbe avuto un ruolo importante nella tua vita?

A 20 anni avevo cominciato a collezionare dei mazzi e li leggevo quasi per scherzo, inventando le risposte. Ma quando, dopo pochi mesi, è morto il mio caro nonno, mi ricordai di avere visto questo evento nelle carte. Allora mi sono spaventata, ho cominciato ad avere degli incubi e ho buttato le carte nel cestino dell’immondizia, giurando di non toccare mai più una finché non avessi avuto la prova che erano parte di un libro sacro. Dieci anni dopo, un’amica mi ha portata a vedere le letture di Jodorowsky in un caffè parigino, e sentendolo parlare ho capito che avevo trovato la persona che sapeva leggere e trasmettere il ‘libro sacro’.

Molti artisti contemporanei fanno a gara nell’inventare nuove immagini che ispirano significati lontani dalla tradizione. Esistono tarocchi dei gatti e dei vampiri, delle streghe e dei fantasmi, degli Ufo e dei social network. Perché un tarologo dovrebbe utilizzare l’antico Tarot de Marseille?

Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a fare qualcosa che non gli piace. Io preferisco il Tarot artigianale francese, detto “di Marsiglia”, perché è uno standard di rappresentazione che ha una forza intrinseca ed è sopravvissuto cinque secoli. Il Tarot de Marseille non appartiene alla fantasia individuale di nessuno, come ogni stile di rappresentazione artigianale (per esempio la forma di un violino), ed è un’opera transpersonale che torna ad essere interpretata e messa in gioco da ogni maestro cartaio. L’esemplare più antico del Tarot di Marsiglia è del 1475 (conservato alla Bibliothèque Nationale de France) e ancora oggi ci sono dei cartai che reinventano lo standard (per esempio Pablo Robledo in Argentina). Un incredibile filo rosso che unisce il tempo antico e moderno! A me piace leggere il Tarot con queste immagini tanto antiche da risultare senza tempo e anti-egocentriche, perché mi connette con la parte immemoriale, ciò che va oltre la mia memoria individuale, oltre il mio piccolo “io” formato dalle ferite e dalle difese individuali, e fa emergere la parte altruista e universale che è latente in ognuno di noi. Però ci sono molte persone che, per esempio, adorano il Rider Waite Tarot, ideato da Arthur Waite e disegnato da Pamela Colman, come si può adorare un gruppo di rock o un autore di romanzi. Ciò è perfettamente legittimo. È una questione di affinità.

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« Cambio pelle ma non te » : un programma su psicopoesia e tarocchi con la scuola Holden di Torino.

 

intervista nella Revista FOUR Ticino, Aprile-Maggio 2017

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